Gli stati comportamentali del neonato

I primi giorni di vita del bambino sono caratterizzati da lunghi periodi di sonno intervallati da brevi periodi di veglia. Successivamente, la fase di veglia si allunga progressivamente e durante il periodo “da sveglio” è possibile osservare i normali e fisiologici passaggi da uno stato comportamentale all’altro: irritabilità, pianto, calma, dormiveglia, addormentamento, sonno profondo (non REM) o attivo (REM).

La reattività del bambino dipende dallo stato di veglia o di sonno in cui si trova e il momento ottimale per interagire con lui è quello di veglia tranquilla, ovvero quando ha gli occhi aperti, il respiro regolare, non piange e compie movimenti attivi degli arti superiori e inferiori.

Un grande e autorevole pediatra americano, T. Berry Brazelton (scomparso purtroppo nel 2018) ci ha lasciato un ampio bagaglio di conoscenze sul mondo del neonato, in particolare per quanto riguarda il passaggio degli stati comportamentali dalla veglia al sonno.

Nello specifico Brazelton individua 6 stati comportamentali che si susseguono in modo ciclico nel neonato e che potremmo riassumere come segue:

  • Sonno profondo: evidente quando ad esempio si può spostare il neonato dalle vostre braccia al suo lettino, senza che si svegli. Gli occhi e le palpebre sono fermi, il respiro è profondo e solitamente non viene svegliato da stimoli o rumori esterni.
  • Sonno attivo: coincide con la fase di sonno REM (Rapid Eye Movement), il respiro è superficiale e irregolare e sono osservabili movimenti degli occhi al di sotto delle palpebre. Inoltre il neonato può emettere dei rumorini.
  • Dormiveglia o stato intermedio: rappresenta quello stato intermedio tra il sonno e la veglia, in cui il bambino è in procinto di addormentarsi o di svegliarsi.
  • Veglia tranquilla: il bambino è tranquillo e non ha impellenti bisogni fisiologici (mangiare o dormire), è in una situazione di ascolto dell’ambiente circostante ed è il momento ottimale per interagire con lui!
  • Veglia attiva: il bambino è particolarmente reattivo agli stimoli esterni e appare agitato, potrebbe evitare di interagire e diventare nervoso, mettendosi a piangere di tanto in tanto per fame o per il bisogno del contatto pelle a pelle con la madre.
  • Pianto: non ha bisogno di presentazioni, è uno stato che i genitori conoscono molto bene!

Oggi sappiamo, grazie all’uso dell’ecografia, che l’organizzazione in stati prende forma già nella vita intrauterina. A partire dalla 32° settimana di gestazione, cominciano ad essere chiaramente individuabili nel feto stati comportamentali coordinati e rispondenti ai vari cambiamenti dell’ambiente intrauterino! (Baldini & Ottaviano, 2003).

Saper riconoscere la prevedibilità e le modalità con cui ogni neonato passa da uno stato all’altro è già un ottimo esercizio di ascolto e di empatia nei confronti del vostro bambino ed un buon modo per esplorare le sue competenze all’interno della vita relazionale!

I neonati infatti, sembrano attribuire significati qualitativamente differenti agli eventi ambientali in base allo stato comportamentale in cui si trovano (Wolff, 1993): essi possono reagire ad uno stimolo, come ad esempio il sorriso di un adulto, diversamente a seconda dello stato comportamentale in cui si trovano e per questo possono essere più o meno disposti all’interazione in un determinato momento piuttosto che in un altro.

Bibliografia

Baldini, L., & Ottaviano, S. (2003). Psicologia del neonato e del lattante. Padova: Piccin.

Sheridan M. D. Dalla nascita ai cinque anni. Le tappe fondamentali dello sviluppo. Milano. Cortina Editore. 2009.

Wolff, P. H. (1959). Observations on Newborn Infants. Psychosomatic Medicine, 21(2), 110- 118.